Effetti della pandemia su coliving e coworking

Effetti della pandemia su coliving e coworking

Due trend che erano in sicura crescita prima dell'epidemia da coronavirus erano sicuramente quello del coworking  (nel mondo aziendale, commerciale, business) e quello del coliving (settore residenziale dedicato a privati, sopratutto studenti e giovani professionisti in cerca di una sistemazione nella grandi città dove gli affitti, vedi Milano, sono sempre più cari).

A differenza del mondo immobiliare dell'intermediazione classica, in questi due settori sono in atto delle creazioni e crescita di aziende che riescono a scalare di dimensione, fino a pensare un domani di potersi quotare in borsa.

Nel mondo dei business residence, o più modernamente chiamati "coworking", abbiamo nomi di aziende oggi presenti in Italia ma che hanno anche una ribalta transnazionale: pensiamo a WeWork, Places (brand del gruppo Regus) e ai vari franchising network nascenti in Italia.

Nel mondo del coliving, che possiamo definire il "vivere insieme", il concetto che sta alla base è il minimizzare gli spazi di pertinenza esclusiva del singolo individuo andando a fare uso di spazi di vita condivisi come la cucina, il salotto, il bagno, il terrazzo, il giardino etc... Questo settore nato una decina di anni fa con la semplice sublocazioni a più inquilini di singoli appartamenti di grande dimensione che faticavano ad avere una commerciabilità sul mercato, pensiamo a società come Dovevivo Spa, si è passati oggi a pensare di realizzare nuove costruzioni con appartamenti in vendita che però offrono ai futuri acquirenti molti spazi comuni che ne diminuiscano la dimensione esclusiva quindi abbassando i metri quadri "da acquistare" andando quindi a fornire al mercato case che dovrebbero essere a prezzi inferiori di quelle proposte comunemente.

Proprio la promiscuità inevitabile tra persone che è alla base dei due business sopra descritti, ci porta a pensare che il prossimo futuro per questi trend possa essere messo in dubbio dalla epidemia di coronavirus: se prima non era un problema il condividere il frigorifero, il bagno, la scrivania (nel caso dei coworking) con completi sconosciuti di cui non si sa nulla, oggi l'attenzione degli utenti di questo tipo di servizi sarà molto maggiore.

Mentre nel caso del coworking, uffici condivisi dove uno può avere da una scrivania non fissa a seconda delle disponibilità, fino ad un proprio ufficetto indipendente chiuso, è ipotizzabile la creazione di sistemi e pratiche di separazione tra utenti o anche di eventuali controlli allingresso degli stessi per gli utenti "membri" almeno, nulla è ipotizzabile su queste linee per quanto riguarda la condivisione di appartamenti.

Chi legge da ormai vari anni il nostro blog sa che avevamo mote perplessità economiche sul coliving e sulla sua effettiva conenienza per il proprietario dell'immobile in cui esso viene organizzato, ma sempre abbiamo detto che quello che era certo era la forte domanda di questo tipo di soluzioni da parte dei consumatori: tutti gli studenti e buona parte dei giovani professionisti vuole avere una propria stanzetta indiependente in una casa ben ristrutturata in centro città, senza avere legami di responsabilità in solido con altri. Bene, è proprio questa forte domanda che secondo noi potrebbe venire meno a seguito di una  maggiore attenzione del pubblico ad una possibilità di contagio data dal condividere spazi di vita essenziali.

Come sempre ci farebbe piacere sentire il vostro parere su queste riflessioni di cui sopra, la nostra mail è: info@housingmilan.com

 

A presto un nuovo articolo che toccherà invece l'effetto del coronavirus sul mercato delle locazioni "standard" quello di cui le nostre agenzie partner si occupano principalmente, sopratuutto considerando la possibile minor appetibilità di Milano per gli studenti stranieri nei prossimi 2-3 anni.

 

 

 

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